Maurizio 'Dr. Feelgood' Faulisi
 

Sidney Nathan e la King Records di Cincinnati

kingrecords

 

Dave Alvin, l’ex chitarrista dei mitici Blasters, autore di alcuni degli album di ‘americana music’ più apprezzati, nella prefazione del libro “King Of The Queen City – The Story Of King Records” racconta di quanto sia stato affascinante e coinvolgente da teenager, col fratello Phil, scoprire il vasto e interessante catalogo della King Records, un tesoro per gli appassionati del suono anni ‘40 e ’50.
Come ad un certo punto succede a tutti, anche i due giovani Alvin realizzarono quanto i vari generi musicali, particolarmente in un periodo come quello precedente alla nascita del rock & roll, fossero connessi. E di questo, la King Records ebbe grande responsabilità.

La prima cosa che il bravo autore Jon Hartley Fox vuole far notare, è che la King Records era l’etichetta di ‘American music’ per eccellenza, la più importante del periodo tra il 1945 e il 1960. “Non quella di maggiore successo o la più famosa, ma la più influente, innovativa, la più importante nel creare tendenza e ispirazione”. Parole sante, la King Records non solo cambiò il modo di registrare e vendere la musica negli Stati Uniti, ma cambiò la musica stessa, condizionandone per esigenze commerciali la sua naturale evoluzione.

Mentre la maggior parte delle etichette si concentravano su di un genere musicale specifico che si rivolgeva ad una precisa tipologia di potenziali acquirenti, la King Records, nelle scelte del piccolo grande uomo che la fondò, Sydney Nathan, preferì distinguersi proponendo ogni possibile genere tra quelli non considerati dalle major. Sotto lo stesso tetto coabitarono artisti jump blues quali Wynonnie Harris, Roy Brown e Bull Moose Jackson; country quali Delmore Brothers, Grandpa Jones e Moon Mullican; blues come Albert e Freddie King, e Lonnie Johnson; bluegrass come Stanley Brothers e Reno & Smiley; gospel quali Swan Silvertones e Spirit of Memphis Quartet; rhythm & blues come Hank Ballard, Dominoes e 5 Royales; pre-soul come Little Willie John e James Brown e infine rockabilly come Charlie Feathers e Mac Curtis.

Sydney Nathan proponeva ai suoi artisti bianchi brani dei suoi artisti neri e viceversa, e induceva gli stessi ad aprire orecchie e cuore a ciò che facevano gli altri, in altre parole promuoveva la contaminazione, che si dimostrò essere percorso fondamentale nella creazione del rock & roll. E dal punto di vista sociale, la strada che fece avvicinare bianchi e neri, in una società in cui solo vent’anni più tardi esplose la stagione delle lotte per i diritti civili.

Letture consigliate, oltre a questo libro, anche “King Records of Cincinnati” di Randy McNutt e “Little Labels Big Sound” di Al Kooper. Ascolti consigliati “Only Young Once, The King Records Story” (One Day Music); “King New Breed, Rhythm & Blues” Vol 1 & 2 (Kent/Ace)

http://www.youtube.com/watch?v=KMpYkTL9BDA

http://www.youtube.com/watch?v=9SC3Hk5EKsA

http://www.youtube.com/watch?v=d8swz7WFgrU

http://www.youtube.com/watch?v=TYfnC4CgN-Y

http://www.youtube.com/watch?v=7ZPKjepo4Kw

http://www.youtube.com/watch?v=Iy8AsuTNFL4

Commenti

Un commento su “Sidney Nathan e la King Records di Cincinnati”

  1. Igor "Mana RD" Saviola scrive:

    Quello che amo di più è constatare ancora una volta come, nella storia moderna, la musica sia un elemento importantissimo per studiare e comprendere gli eventi storici e analizzare la società, i suoi movimenti e i suoi subbugli.

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