Maurizio 'Dr. Feelgood' Faulisi
 

Twist And Shout

IsleyBrothers

 

E ora facciamoci un viaggio in direzione Sud, southbound, verso il Sud degli Stati Uniti, il Dixieland, quel sud che ha dato vita alla grande musica americana, blues, country e il loro figlio, il rock and roll… la culla della musica americana è tra le  colline del Tennesse, nelle paludi della Lousiana, sulle rive del Mississsippi… Da lì partì verso i mille angoli degli Stati Uniti, viaggiò sulle onde radio o direttamente con la povera gente che migrava in cerca di una vita migliore verso Nord e il lontano Ovest.

Lasciò i posti dove venne creata, nei backporch delle fattorie, nei campi di cotone dove i neri si spaccavano la schiena, nelle dance hall che ospitavano le feste del sabato sera, nei juke joint, nei camp meeting, nelle chiese, per evolversi altrove con forme e caratteristiche diverse.

La chiesa, per gli afroamericani che vivevano nel Sud Est in particolare, fu il luogo in cui si formarono quasi tutte le più belle voci del soul. Tutti gli artisti cominciarono a cantare tra le panche della chiesa che frequentavano alla domenica. Se date un’occhiata alla biografia di tutti gli artisti che spostandosi dal gospel al pop e soul hanno raggiunto fama internazionale, nomi come Sam Cooke, Aretha Franklin, Otis Redding, Lavern Baker, Etta James, Wilson Pickett, Solomon Burke, James Brown, tutti questi artisti hanno in comune la prima parte della biografia. In particolare quelli nati negli anni ’20 e ’30, gli stessi che diedero vita al rhythm and blues, quindi al rock and roll e poi alla soul music.

Le prime righe della loro biografia riportano sempre la stessa storia, tutti si sono fatti le ossa in chiesa, tutti quanti nessuno escluso hanno allenato le loro corde vocali nel coro della chiesa locale. Anche artisti che poi durante la loro vita hanno avuto problemi di droga, alcol se non addirittura con la giustizia.
E in effetti se prendete certe canzoni, canzoni che hanno fatto ballare fino allo svenimento generazioni di giovani e che apparentemente nulla hanno a che fare con la chiesa, si sente forte l’influenza del gospel. Anche gli Isley Brothers, i mitici Isley Brothers, quelli di “Twist and Shout”, provenivano dalla chiesa di quartiere, lo si percepisce immediatamente con canzoni come “Shout”, dove addirittura si ascolta un organo suonato da Herman Stephens, niente meno che il  prete della loro parrocchia!

La versione originale di “Twist and Shout” non è degli Isley Brothers, come si è portati a credere, bensì dei Top Notes, il titolo era “Shake It Up, Baby”, testo e musica vennero scritti da Phil Medley e Bert Russell. La canzone fu prodotta da Phil Spector, ma l’arrangiamento non piacque per nulla a Bert Russell, secondo lui la canzone come venne prodotta non aveva niente a che fare con lo spirito che la band esprimeva quando la eseguiva live. Nel 1962 gli Isley Brothers decisero di farne una loro versione, il ruolo di produttore  fu affidato proprio a Russell, che ne fece il classico che tutti conosciamo.

La canzone è stata ripresa dai Mamas & Papas, eseguita live innumerevoli volte dagli Who e da tante altre band, compreso Bruce Springsteen che ama spesso inserirla nel finale dei suoi concerti.
Ma la versione meglio riuscita dopo quella degli Isley Brothers, è certamente quella dei Beatles. La registrarono l’11 febbraio 1963 per inserirla nell’album “Please Please Me”, undici canzoni registrate nell’arco di sole dieci ore, tra cui “Twist And Shout”, con un John Lennon alla voce lead che, nonostante fosse affetto da un forte raffreddore e da una continua fastidiosa tosse, fu protagonista di una  memorabile versione che contribuì a rendere famosi in tutto il mondo i quattro di Liverpool.

http://www.youtube.com/watch?v=wKGv6kAylj0

http://www.youtube.com/watch?v=QNvy08gWhLw

http://www.youtube.com/watch?v=qtk5Ej1DI9Y

Commenti

Un commento su “Twist And Shout”

  1. Linda e Adalberto scrive:

    Più andiamo avanti negli anni, più la Musica ci interessa in relazione alle biografie degli esseri umani che l’hanno creata ed eseguita. Questo bel Post dii Maurizio Faulisi ci ha fatto ripensare a una citazione di Ruth Brown a noi particolarmente cara. E ci ha aiutato a chiarirci le idee su un progetto che culliamo da tempo…
    “It’s not until you get the Blues that you go to Christ for help, believe me. You understand? When they get so low down they can’t deal with it, then everybody jumps on the other side and says ‘Lord have mercy’. Even when they sing the Blues, people say ‘Lord have mercy, have mercy on me’. Even within the song itself”. Ruth Brown, in Blue Rhythms, pp. 20-21.
    Probabilmente è per questo motivo che molti bluesmen/women e rock ‘n’ rollers nella seconda parte della loro vita sono ritornati al Gospel, a volte rinnegando il Blues, altre volte continuando a cantarlo, perché avevano capito che Blues e Gospel sono due facce di una vita pienamente vissuta.
    Speriamo prima o poi di avere la capacità di esplorare il percorso di tanti esseri umani che “got the Blues”, ma anche “got Religion”, chiudendo così il ciclo della loro vita e tornando -in forma matura- lì da dove erano partiti.

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